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domenica 1 febbraio 2015

Cafè Littéraire col piatto che scotta

Attraverso le fotografie che scatta ella riesce a scorgere particolari che non si notano nella realtà.
(Isabel Allende)

I'm Feline good su Pinterest

Tra le altre cose, ciò che più d'ogni altra riesce ad intrappolare la mente è uno sguardo.
Non solo uno sguardo il senso stretto, ma quell'occhio curioso che capisce e carpisce chi ha di fronte e restituisce quel che serve affinché l'altro s'innamori.
La donna e i suoi occhi. Un gatto e il suo fascino.
Li si può affiancare per quanto belli; li si può interscambiare per quanto veri.
Così un gatto e i suoi occhi, una donna e il suo fascino...
...e ancora... una donna e il suo gatto, i suoi occhi e il suo fascino.
Una realtà talmente collaudata che risulterebbe perfino banale soffermarcisi. Eppure di questa realtà non ne ho ancora abbastanza. Sento che come all'orizzonte il mare e il cielo si uniscono e diventano l'uno il prolungamento dell'altro, così vorrei perdermi nella profondità del primo e nell'immensità del secondo. Gli occhi di un gatto, il fascino di una donna.
Clic.
E fermare il tempo e godere di quel momento.
Clic.
Se la donna è anche una ladra di momenti, pittrice di verità e restauratrice di ricordi sbiaditi, allora in quegli scatti è cullato un segreto chiaro solo a chi sa guardare. Lei però è generosa e lo dona a tutti.
I limiti si sciolgono e si amalgamano agli attimi, completandoli... come su una tela in cui il bianco lascia spazio ai colori senza mai imporsi, ma divenendo parte del capolavoro.
Di smeraldo gli occhi di lei. Limpidi e luminosi, quasi di cristallo. Portano con sé di volta in volta una nuova storia. Storia che regala con candore... come fosse l'ultima: la pià bella.

Questo Cafè Littéraire è nato quasi un anno fa e in corso d'opera è cresciuto, si è evoluto ed ha preso una forma peculiare. Oggi è più maturo di ieri e conto che con il tempo possa divenire ancor più interessante o saporito. Come un buon vino, insomma!
Tempo Maestro saprà come rendere la strada impervia, ma ricca di soddisfacenti conquiste.
Aprire la mia porta a Francesca, lasciare che si accomodi sul divano e vederla giocare con le mie gatte è una di queste! Sulla sua tela ha saputo disegnare sogni e realtà, affacinandomi ogni volta per quanta profondità, quanto di sé ci aggiungesse. Quel pizzico di "tutto" che ci sta bene e chiude la settimana con un bel sorriso e qualcosa su cui riflettere.
Ma La gatta col piatto che scotta non è solo questo. E' anche arte. E' fotografia: quella che non nasconde segreti, ma che li scova e ce li porge.
Ho scelto Isabel Allende da abbinare a Francesca. Lascerò che sia questa autrice a spiegare di questa passione, meglio di quanto io non sappia fare. Voi trattenetevi giusto il tempo della lettura... ci son dei gatti che vi aspettano anche da lei, non bisogna farli attendere!


“Un oggetto o un corpo dall’aspetto comune, se osservati con vera attenzione, si trasformano in qualcosa di sacro. La macchina fotografica può rivelare i segreti che l’occhio nudo o la mente non colgono, sparisce tutto tranne quello che viene messo a fuoco con l’obiettivo. La fotografia è un esercizio di osservazione e il risultato è sempre un colpo di fortuna. […] La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. E’ una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza di una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva di una schiena femminile, nella consistenza di un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà. Alcune volte, mentre lavoro su un'immagine nella mia camera oscura, fa la sua comparsa l’anima di una persona, l’emozione di un evento e l’essenza vitale di un oggetto, e allora il cuore mi trabocca di felicità e libero il pianto, non riesco a farne a meno”.

“Tutto ciò che esiste intesse una relazione, è parte di un rigoroso disegno; quel che a prima vista può sembrare un viluppo di casualità, alla minuziosa analisi della macchina fotografica rivela gradualmente le sue perfette simmetrie. Niente è casuale, niente è banale. [...] L’essenziale è spesso invisibile; è solo il cuore, e non l’occhio, a poterlo cogliere, ma la macchina fotografica a volte sfiora tracce di quella sostanza.”

Da Ritratto in seppia, pagg. 92 e 212, di Isabel Allende

venerdì 7 novembre 2014

Cafè Littéraire in Baita

C'era una volta una ragazza con gli occhi blu che un giorno, girovagando tra le strade della rete, s'addentra in un bosco di www, saltellando tra html appena nati e fiorellini virtuali. In quella foresta incantata, annusando un profumino buono, segue la curva scoscesa che prende il sentiero e svolta l'angolo creato dalla collinetta. Laggiù a valle, circondata da violette e ciclamini, su un piedistallo a forma di torta color pastello c'è la Baita dei Dolci. La più bella che avesse mai visto.
La ragazza, affascinata dalle tonalità leggere dei colori, ma ancor di più dagli inebrianti profumi, decide di bussare e cercarne il proprietario. Così, tra un saltello e un altro, giunge alla porticina e chiama ad alta voce.
Dall'interno provengono risa e divertimento, così le sembra di avere già troppo disturbato, quando all'improvviso con una vocina candida, un piccolo principino educato e con il nasino sporco di farina, le apre la porta e chiama la sua mamma. La Regina della Baita arriva con i suoi lunghi capelli scuri, accogliendo la giovane con mani e braccia allargate: un segno generoso. La povera inesperta s'accorge che in quel mondo incantato si preparano sogni, s'impastano creatività e fantasia e s'infornano certezze. I due padroncini di casa, così dolci e affaccendati, le offrono una fetta di torta, poi la crostata, un biscottino croccante su cui spalmare una cremina cremosa color ambra. Ad ogni assaggio una scoperta, ad ogni morso un tripudio.
Ora sa cosa fare. Ha capito cosa nella vita vuole diventare. E così, annotando mentalmente la miriade di nuovi ingredienti scoperti e salutando la bella regina e i suoi due principini, si avvia percorrendo una nuova strada saporita. Ogni tanto si volterà indietro, già lo sa, qualche volta ritornerà per sentirsi di nuovo coccolata, è una certezza.
Passano i giorni e la ragazza dagli occhi blu decide ch'è arrivato il momento di esaudire il proprio sogno: riuscire ad infondere la medesima serenità attraveso i suoi scritti. Così come la Regina della Baita era capace di ammaliare con frutta, uova e farina, anche lei aspirava ad affascinare attraverso descrizioni, storie e letteratura.

Apre gli occhi e il suo Cafè Littéraire è lì palpabile, luminoso e vivo!

Il mio desiderio, grazie alla partecipazione delle blogger speciali che mi hanno accompagnato finora, è realtà.
Come avrete già immaginato, la dolcissima ospite che sta ora entrando dalla porta con un vassoio colmo di banane caramellate è Vanessa de La Baita dei Dolci! Ho avuto il piacere di conoscere questa donna fantastica quando ancora non sapevo cosa fossero le fave di cacao. Successivamente grazie ad un caso fortuito, ho potuto conoscerne la consistenza e il profumo intenso.
E' stato però quando ho capito di poter unire arte letteraria e arte culinaria che ho pienamente inteso una ricetta che lei aveva pubblicato unendo alla pasta fatta in casa le odorosissime fave!
Questo angolino è nato proprio in questo modo!
E se avete prestato attenzione alla storia che vi ho raccontato ad inizio post, avrete anche inteso che Vanessa è stata Musa due volte!
Il mio grazie glielo scrivo abbinandola ad un libro che ho amato tanto, ma che ho scoperto da relativamente poco. Alla Regina della Baita dedico un frammento tratto da La regina dei castelli di carta di Stieg Larsson, il terzo libro della trilogia Millennium.
Buona lettura... e suvvia, non siate timidi, assaggiate anche voi!

Lisbeth Salander stava studiando la presa d'aria nella sua stanza d'ospedale chiusa a chiave quando sentì la chiave girare nella serratura e vide entrare il dottor Anders Jonasson. Erano le dieci passate della sera di martedì. Il dottore interruppe l'elaborazione del suo piano di fuga dal Sahlgrenska.
Aveva misurato la presa d'aria e verificato che la sua testa poteva entrarci, e che non avrebbe avuto grossi problemi a farci passare anche il resto del corpo. Era al terzo piano, ma una combinazione di lenzuola tagliate a strisce e un cavo di tre metri recuperato da una lampada a terra avrebbe risolto il problema.
Aveva pianificato la fuga passo per passo. Il problema erano i vestiti. Aveva solo le mutande e la camicia da notte dell'ospedale e un paio di sandali di plastica che si era fatta prestare da un'inserviente. Ma aveva duecento corone in contanti che Annika Giannini le aveva dato perché potesse farsi portare le caramelle dal chiosco dell'ospedale. Sarebbero bastate per comperare un paio di jeans e una maglietta in qualche negozio di indumenti usati, purché fosse riuscita a localizzarne uno a Göteborg. [...] Poi tutto si sarebbe risolto. Aveva in programma di atterrare a Gibilterra qualche giorno dopo la fuga, e di costruirsi una nuova identità in qualche angolo del mondo.

Da La regina dei castelli di carta, pag. 371, di Stieg Larsson

venerdì 5 settembre 2014

Una gatta al Cafè Littéraire

Gli inizi.
Gli inizi sono sempre stati i momenti più speciali nella mia vita.
L'inizio della scuola, l'inizio delle estati al mare, l'inizio di una nuova relazione piena di promesse. L'inizio della convivenza. Sì, insomma, è la parte più dolce... quella che ci fa vedere il bello, il "ciò che potrebbe essere". Lo stato delle possibilità: quelle da cogliere o strappare alla vita, quelle da assaporare perché conquistate, quelle giunte a sorpresa per pura fortuna.
Eccoci, quindi, a questo nuovo inizio di stagione.
Settembre: il mese dell'uva e delle piogge.
Almeno, prima era così.
Oggi splende il sole, l'aria è frizzante e profuma ancora d'estate. Si fa fatica a mettere via le creme saporite doposole e si incespica pensando di dover riprendere il lavoro o la vita quotidiana. In fondo, lì fuori il cielo è terso e i gabbiani urlano di gioia chiamandoci come le sirene chiamavano Ulisse!
Il nuovo inizio di oggi è per questo angolino della letteratura. Il mio Cafè Littéraire apre le imposte, spolvera i tappeti e lucida il parquet... le tende si gonfiano come vele davanti alle portefinestre aperte a indicarci che è qui e ora che dobbiamo navigare. E' questa la strada.
Bentrovati, amanti delle parole che danzano! Benrientrati, fanatici della carta che profuma di spezie e fantasia! Benvenuti a tutti quelli che vogliono lasciarsi cullare da versi sconosciuti!
Come sempre c'è un ospite importante a farmi compagnia e come sempre lascerò che vi si presenti con garbo, ammaliandovi tutti!
L'ho conosciuta in un periodo di profonde "rivisitazioni" interiori. Sì, perché circa sei mesi fa cominciavo la ricerca di qualcosa che potesse suscitare in me nuovi interessi!
La mia vita a mano a mano mutava e così la voglia di incontrare nuovi gusti, sapori, profumi, colori.
Lei è una foodblogger e l'ho scoperta da pochi mesi, ma la passione che con naturalezza ha sempre trasmesso ai suoi piatti, ha fatto sì che ne rimanessi sempre incantata. Ho imparato cosa significano parole come tahina e labna, ora so cosa sono i semi di chia e le bacche di goji, posso dire con orgoglio di conoscere il sapore della salsa di soia e di essere ben propensa ad assaggiare il seitan, ma su tutti i norimaki e l'onigiri (che, buonissimi, li immaginavo da bambina guardandoli nei cartoni animati giapponesi)!
Lascio le presentazioni a fra poco perché mi piacerebbe invece spendere due parole per l'autore che ho deciso di abbinare alla mia amica "gatta".
Il torinese Alessandro Baricco. Autore controverso ed eclettico, con orgoglio e senza fatica, è entrato nella Top Five degli scrittori che stilisticamente prediligo. Un appunto devo però assolutamente farlo: ritengo che le sue opere debbano essere necessariamente recensite in modo soggettivo. Non c'è un'unanimità di pubblico che accoglie le sue produzioni, per questo motivo mi permetto di affermare che il mio Baricco è perfetto.
Fresco e luminoso. Una boccata di aria pulita e piccante nel panorama della letteratura italiana post moderna. Ciò che vi propongo oggi è un frammento tratto dalla sua prima opera Castelli di Rabbia. Non vi consiglierò di acquistare questo libro. Non vi consiglierò nemmeno di leggerlo. Dalla mia bocca sentirete uscire solo parole come "procuratevelo immediatamente, rubandolo se necessario" e "adoratelo, perché non potrete fare diversamente".
Castelli di Rabbia mi ha letteralmente lasciato senza fiato. La sensazione che si ha al termine di una lunga corsa, quando i polmoni sono indolensiti e chiedono insistentemente aria. Ecco. E' così che mi son sentita. Quel compagno di viaggio mi ha lasciata invischiata nella mia quotidianità, sapendo che non avrei più potuto uscirne. Tra l'altro è un libro che bisogna leggere una sola volta e bene. Un libro da "buona la prima". Sì, perché accumula senso, a mio parere, solo così.
Ora però la smetto di portare avanti queste inutili retoriche, accolgo Valeria (Angie) di Una gatta in cucina e mi accomodo con lei nella stanza "equilibratamente" zen che ho approntato solo per lei.
Lei che mi ha portato la Pastilla come contorno a questa giornata assieme e da assaporare durante la lettura e in tema con "l'essere presenti qui ed ora".
Accomodatevi e gustatevi queste non convenzionali opere.

Pinterest
C'è la luce, tutt'intorno, della sera. Il sole ti piglia di fianco, quand'è così, è un modo più gentile, si coricano le ombre a dismisura, è un modo che ha dentro qualcosa di affettuoso - ciò forse spiega com'è che, in generale, sia più facile pensarsi buoni, la sera - quand'invece a mezzogiorno si potrebbe anche ammazzare o peggio: pensare di ammazzare, o peggio: accorgersi che si potrebbe anche essere capaci di pensare di ammazzare. O peggio: farsi ammazzare. Così. [...]
Eppure, per quanto indubitabilmente sia meravigliosa la luce della sera, c'è qualcosa che ancora riesce ad essere più bello della luce della sera, ed è per la precisione quando, per imcomprensibili giochi di correnti, scherzi di venti, bizzarrie del cielo, sgarbi reciproci di nubi difettose, e circostanze fortuite a decine, un vera collezione di casi, e di assurdi - quando, in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. C'è il sole, il sole della sera, e piove. Quello è il massimo. E non c'è uomo, per quanto limato dal dolore o sfinito dall'ansia, che di fronte a un'assurdità del genere non senta da qualche parte rigirarsi un'irrefrenabile voglia di ridere. Poi magari non ride, veramente, ma se solo il mondo fosse un sospiro più clemente, riuscirebbe a ridere. Perché è come una colossale e universale gag, perfetta e irresistibile. Una cosa da non crederci. Perfino l'acqua, quella che ti casca sulla testa, a minute gocce prese di infilata dal sole basso sull'orizzonte, non sembra neanche acqua vera. Non ci sarebbe da stupirsi se ad assaggiarla si scoprisse che è zuccherata. Per dire. Comunque acqua non regolamentare. Tutt'una generale e spettacolare eccezione alle regole, una grandiosa presa per il culo di qualsiasi logica. Un'emozione. Tanto che tra tutte le cose che poi finiscono per dare una giustificazione a questa altrimenti ridicola abitudine di vivere certo figura anche questa, in cima alle più nitide, alle più pulite: esserci, quando in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. Almeno una volta, esserci.

Da Castelli di rabbia, pagg. 26 e 29, di Alessandro Baricco.

venerdì 25 luglio 2014

Cafè Littéraire nell'Angolo del Gusto


Quando ho chiesto alla bella blogger che ospito oggi di preparare un post 'condito' di letteratura, mai avrei immaginato di accogliere dentro di me un'idea. Un'idea martellante che è salita a galla con il passare del tempo e che poi finalmente si è concretizzata in una di queste ultime giornate di sole, complice un delicatissimo fiore.
Mentre sfogliavo a caso alcuni dei miei libri più cari, improvvisamente prendendone uno, è scivolato cadendo a terra un piccolo stelo essiccato di quella che fu una mimosa. E' stato quello l'attimo esatto in cui si è materializzata in me la figura che avevo deciso di abbinare alla mia ospite.
Non voglio anticipare, né perdermi in ulteriori parole che potrebbero lasciar sfumare questo splendido connubio, ma lascerò parlare i versi che ho scelto - grazie al caso - per voi.
Concorderete con me sulla evidente somiglianza tra Mary di Dafne's Corner "il Gusto", che si è appena accomodata sul divano accanto a me, e la protagonista di questo stralcio che state per leggere! Naturalmente non ci facciamo mancare nulla e a contorno di una fantastica giornata di sole, gustiamo insieme i Crackers alla robiola e limone che Mary ha preparato con le sue dita agili...
...e mentre mi servo - cracker in una mano, calice di cocktail nell'altra - tengo in bilico sulle gambe incrociate il mio La fata carabina di Daniel Pennac, un libro dai sapori pungenti. Secondo della pentalogia dei Malaussène, forse è quello con un ritmo incalzante fortemente imprevedibile. Sì, perché questo autore lo si ama o lo si odia, poco convenzionale nei contenuti, arriva dritto al centro del cervello in quella parte strettamente collegata al cuore.
Non mancherò di regalarvi altri spunti in merito. Buona lettura!

Erano ormai quattro giorni che la giovane donna trovata nella chiatta dormiva profondamente.
"Se non è una puttana, bella signora, chi è mai?"
Pastor era inginocchiato al suo capezzale. E mormorava, nel silenzio della stanza d'ospedale, sperando che lei avrebbe udito l'eco di quel mormorio in un angolino del suo coma.
"E chi l'ha ridotta così?"
Non era schedata come prosituta né data per scomparsa. Apparentemente, nessuno reclamava quel corpo sontuoso, nessuno si preoccupava di quell'esistenza vacillante. Pastor aveva esaurito tutte le risorse dell'informatica e degli schedari di cartone.
"Li ritroverò, sa. Erano almeno due."
Lei era irta di tubi. Riposava in un odore di conserva ospedaliera.
"Abbiamo già recuperato la macchina, una Bmw nera, dalle parti di place Gambetta."
Chino su di lei, Pastor le annunciava un po' di belle notizie. Di quelle che possono riportarti a galla.
"L'analisi delle impronte ci dirà molte cose."
Il bip rosso di un cubo metallico indicava che la donna stava pensando, ma da molto lontano. Il cuore batteva in modo irregolare, come quando si ama.
[...]
Pastor sorrideva nella penombra della stanza. Prese una sedia, l'accostò al letto e si sedette con calma.
"Bene. Ragioniamo."
Ora mormorava proprio nell'orecchio della dormiente.
"Lei si fa aprire la pancia e curare i denti all'estero. Con un po' di fortuna la composizione della sua capsula dentaria ci indicherà il paese. Le ipotesi quindi sono due."
(Si può interrogare chiunque, in qualsiasi situazione. E' raro che siano le risposte a dare la verità, più spesso è il concatenamento delle domande. [...])
"O è una bella straniera, massacrata in territorio francese, magari una spia, visto che l'hanno torturata, e allora il caso mi verrà tolto, perciò scarto subito questa ipotesi.
"Oppure è semplicemente una viaggiatrice di professione."
Pastor lasciò passare il rumore di ferraglia di un carrello nel corridoio, poi domandò:
"Professore con un incarico all'estero? (Fece una smorfia di scetticismo.) No, questo corpo non è un corpo da insegnate. Funzionaria d'ambasciata? Donna d'affari?"
Le forme ampie, i muscoli sodi, il viso volitivo evocavano al limite quest'ultima immagine.
"Neanche: i suoi uomini l'avrebbero cercata."
[...]
"Giornalista, allora?"
Giocherellava con questa idea, ora. Giornalista... reporter... fotografa... qualcosa del genere...
"Ma perché il suo giornale non avrebbe reclamato una così bella scribacchina, in caso di scomparsa?"
Percorse ancora una volta il suo corpo con lo sguardo. Bella ragazza. Bello scheletro. Bella faccia. Dita nervose e agili. Criniera naturale.
"Perché lei non è un'impiegatuccia della penna che giorno dopo giorno alimenta un quotidiano, né un reporter mondano che comunica via telefono articoli prefabbricati all'ora dell'aperitivo."
No, la vedeva piuttosto come giornalista di punta, del genere "presa diretta dulla realtà", che scompare per settimane per poi riapparire una volta chiusa l'inchiesta. Storica del pressente, etnologa dell'hic et nunc, la tipica ragazza che scopre quello che doveva rimanere nascosto. E vuole dirlo. In nome di un'etica della trasparenza.

Da La fata carabina, pagg. 75-77, di Daniel Pennac


Il Cafè Littéraire chiude per la pausa estiva.
Io però vi aspetto al prossimo incontro con la letteratura il 5 settembre!

venerdì 27 giugno 2014

Sweetie Cafè Littéraire

Dramma, dramma, dramma.
Ho invitato una Signora blogger nel mio Cafè Littéraire e son giorni che continuo a mordermi le mani perché non riesco a trovare il modo adatto di presentarla.
Il problema è lei... assolutamente! Non c'è dubbio alcuno! Mica io?
Troppa personalità... troppa! E' spiccatamente "sgranocchiosa", con quel retrogusto di zucchero non raffinato... ha il colore ambrato-oro del miele e il profumo pungente di zenzero e menta!
Nei capelli granellini di biscotti come polvere di stelle, nelle tasche briciole e sorprese. Gli occhi pieni di intenzioni, ideuzze e scintille!
Come si fa a presentare una tipa così? Come posso darle meritato omaggio se non con una buona dose di
varietà, colore e frammenti speziati
La faccio accomodare sulla morbidissima poltrona di piume color panna o a terra sul tappeto tipo pic nic? Le verso del tè o le offro tre palline di gelato variegato? Che ansia!
L'unica certezza sarà presentarle le mie fuffole vestite a festa e cotonate per l'occasione...
Chi ancora non avesse inteso di chi sto parlando, corra immediatamente da Sweetie's Home e si lasci travolgere da un mare di puro bianco, dall'immensità della sua luce e dalla sana dose di sorrisi che Manuela emana spontaneamente!
Lei, per l'occasione mi ha portato degli Scones al Cioccolato Bianco! Goduria!
Ma prima di offrirli a voi tutti, mi piacerebbe vi tuffaste con me nel frammento di un'opera che adoro e che più d'ogni altra è stata capace di far crescere e maturare il mio cuore!
L'autore è Erich Segal e al
Cafè di oggi mi piacerebbe leggervi un pezzettino di Dottori*!

*ATTENZIONE: per tutti coloro che non hanno letto questo libro ed hanno intenzione di farlo, è giusto sappiano che questo stralcio costituisce uno spoiler!


<<Io non ho mai avuto una vera fiducia in nessun uomo.>>
<<Però in me ce l'hai!>>
<<Sì, ma è diverso>>, rispose lei subito.
Rimasero di nuovo in silenzio.
Poi Barney domandò: <<Perché?>>
<<Perché cosa?>>
<<Perché sono diverso dagli altri uomini?>>
Lei non seppe che cosa rispondere. Tutto sommato, non ci aveva mai riflettuto seriamente.
No, certo che ci aveva riflettuto.
Alla fine disse: <<Non saprei, Barn. A quanto mi ricordo, tu sei sempre stata la persona più importante nella mia vita>>.
<<Però non hai risposto alla domanda, Laura. Per quale motivo sono differente dagli altri uomini?>>
Lei alzò le spalle. <<Suppongo perché siamo sempre stati... buoni amici.>>
Lui la guardò e poi le domandò a bassa voce: <<E questo preclude qualsiasi altra cosa, uhu?>>
Lei rimase in silenzio e Barney continuò:
<<Puoi dire in tutta sincerità di non aver mai pensato a noi due come... a una vera coppia? Io confesso di averlo fatto. Cioè, sono fantasie che ho sempre cercato di respingere, perché non volevo correre il rischio di perdere quella cosa tutta speciale che abbiamo...>>
Laura rise imbarazzata ma trovò ugualmente il coraggio di ammettere: <<Naturalmente anch'io ho avuto pensieri del genere. Cioè, ho passato la mia esistenza a spiegare a tutto il mondo il motivo per il quale eravamo semplicemente amici e non... mi capisci... amanti>>.
<<Il che significa che siamo in due. Però, Laura, non posso più farlo.>>
<<Cosa?>>
Lui le rispose con un'altra domanda.
<<Secondo te, chi di noi due pensi che sia il più spaventato?>>
La domanda era insapettata, però la risposta si trovava, come sempre, lì, al centro delle sue riflessioni più segrete.
<<Io>>, disse Laura. <<Ho sempre pensato che mi conoscevi troppo bene... cioè, che conoscevi i miei difetti segreti... perché ti potessi piacere a tal punto.>>
<<Ma tu mi piaci a tal punto>>, disse lui. <<Ti amo in ogni senso, Laura.>>
Lei aveva chinato la testa, ma anche senza riuscire a vederla in faccia Barn capì che stava piangendo.
<<Ehi, Castellano, dimmi la verità. Devo ammettere di aver perduto in questo momento la mia migliore amica?>>
Lei alzò gli occhi; le guance rigate di lacrime erano in contraddizione con il sorriso che l'illuminava.
<<E' quello che spero>>, mormorò. <<Perché ho sempre desiderato che tu potessi... capisci... amarmi come una donna.>> Fece una pausa e poi aggiunse: <<Nello stesso modo in cui ti amo io>>.
Barney si alzò in piedi. <<Sono sobrio, Castellano. Tu come ti senti?>>
<<Sono sobria. So quello che dico.>>
La conversazione non si prolungò. Barney le venne vicino e le prese una mano. E si avviarono lentamente verso l'altra stanza.
Quella notte terminò la loro amicizia platonica.

Da Dottori, pagg. 698-699, di Erich Segal