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venerdì 27 novembre 2015

Spazio e luci

... non deve più accadere... non deve più accadere... 
Con questa litania in testa Roberta prepara la Vintage Room per Laura, che sa esser una persona puntualissima. Da un momento all'altro la sua amica sarebbe arrivata e molto probabilmente sarebbe passata da quel corridoio.
<<E se passasse dall'esterno?>> si domanda a bassa voce.
E se piovesse? Se nevicasse? risponde la saggia vocina nella testa.
<<Beh si bagnerebbe! Pazienza!>> ora sbotta con un tono più alto, parlando al vuoto.
Non puoi continuare a far finta di cadere per coprire suoni strani... non ce la farai a mantenere il segreto ancora a lungo... la vocina interiore si fa insistente.
<<Ci ho provato, sai? E' un mese che provo... ma non so come farle tornare!>> sta urlando.
Potresti dirlo a qualcuno... continua la coscienza.
<<Sei matta? Distruggerebbero tutto! No, non è possibile! Riuscirò da sola>> piagnucola Roberta ora sfinita.
Così apre le finestre, lascia che l'aria fresca novembrina ripulisca la stanza dall'odore di chiuso e si tuffa nella morbidezza del divano di mezzo, quello pieno di cuscini. Si sente pesante, i pensieri anche lo sono e senza rendersene conto si abbandona, assopendosi. Mille luci e flash colorati le si parano davanti, vede degli alberi e le ombre che proiettano su una strada sterrata, improvvisamente un maggiolino turchese o celeste, mille ombrelli viola e poi profumi di boschi e muschi. Infine un lampo giallo e poi una voce da lontano che chiama il suo nome.
E' insistente. E' così insistente pensa.
<<Ro... Robi! Sveglia!>> riprende Laura dopo numerosi tentativi.
<<Ch... chi, che?>> aprendo gli occhi di scatto, Roberta si rende conto di essere ancora in pantofole, notando tra l'altro che un rivolo di bava le si sta lentamente asciugando sul mento. Si alza di scatto e profondendosi in innumerevoli scuse, si allontana dalla stanza per andare a darsi un tono.
Laura resta immobile seduta sul divano e allibita più che mai, fa per togliersi il cappotto ed approfittarne per fare un giro del posto.
Nota i colori pastello, nota le ampie vetrate che danno sul boschetto dietro l'edificio, nota le foglie ormai colorate che imporporano il prato lì davanti e nota anche un improvviso lampo luminoso giallo fosforescente povenire dalle fondamenta della villa stessa.
Spaventata dalla luce, Laura fa tre passi indietro e non rendendosi conto degli spazi, batte con le gambe sullo schienale del divano, rovinandoci sopra all'indietro e perdendo i sensi per qualche minuto. Risvegliatasi con due occhi curiosi a guardarla, immagina come poco prima doveva essersi sentita la sua amica.
Apparentemente senza altri problemi le due ragazze cominciano finalmente l'incontro letterario tra sorrisi, divertimento e golosità.
Al termine dello stesso e poco dopo i saluti di rito, un unico pensiero monopolizza la mente della padrona di casa: "cosa avrà visto in mia assenza?".
Laura si allontana per raggiungere la sua auto con un unico pensiero in mente: "cosa cavolo avrò mangiato che mi avrà fatto venire le allucinazioni?".

venerdì 30 ottobre 2015

Tanto va la gatta a lardo...

<<Senti, ma davvero sei una tartaruga?>>
<<R. Ugo, R. Ugo... io mi chiamo R. Ugo!>>
<<Cioè, scusa... ti chiami Ugo?>>
<<R.Ugo>>
<<Quindi ti chiami Rugo?>>
<<Per abbreviare... sì!>>
<<E se non volessi abbreviare?>>
<<Romualdo Fransisco Sigismondo Attonito Marino Ugo>>
<<Va bene Rugo! Ti presento mia sorella Mia. Io sono Miu.>>
<<Ciao, io sono Rugo - tra amici e parenti Rughetto - e questa e mia sorella Zoe.>>
<<Ciao Zoe!>>
<<Ok, ma in generale... cosa stiamo facendo qui?>>
<<Mah! Son le nostre umane... devono incontrarsi non so per cosa. Nel frattempo potremmo...>>

<<Senti un po' come ciarlano quelle gatte lì!>> prorompe improvvisamente Claudia
<<Avranno fatto amicizia o qualcosa del genere>> ride Roberta, anche un po' per la battuta!
L'incontro è andato proprio come ci si sarebbe aspettati, i sorrisi sono ancora caldi ed i cuscini appena stropicciati. L'unica nota stonata era stato quel piccolo intervallo dovuto ad una perdita di coscienza di Roberta.
Caso aveva voluto che poco dopo l'arrivo dell'ospite tanto attesa, improvvisamente ed inspiegabilmente un rasposo "grattare" aveva distorto l'attenzione di entrambe proprio mentre si dirigevano nella stanza che le aspettava. Poi un click, quindi un clang ed un tonf  finale avevano anticipato una caduta mirabile della padrona di casa su se stessa mancando per un soffio la tartaruga, già ospite.
C'erano voluti ben due violenti scrolloni ed una pacca ben assestata per farla rinvenire: Claudia cominciava a temere di dover praticare la respirazione bocca a bocca!
Quando finalmente Roberta aveva ripreso i sensi, tra gatti saltellanti ed una tartaruga mal conciata dallo spavento, di quei rumori non v'era più ricordo anche se, strano a dirsi, quella "mistica" sensazione continuava ad aleggiare nell'aria.

<<Ok, glielo diciamo?>> comincia senza vergogna Miu
<<Diciamo cosa, scusa? Ma sei matta?>> le risponde malamente Mia
<<Credi che potremmo ancora mantenere il segreto?>> continua la nera.
<<Che segreto?>> si fa curiosa Zoe.
<<Un segreto segretissimo!>> si fa misteriosa Miu
<<Chi meglio di noi potrebbe mantenerlo?>> con grazia si propone Rughetto.
<<Ok, ma non potete raccontare a nessuno del passag...>> ma Miu non finisce la frase che la sorella Mia le dà un morso sulla coda. <<Ahi! Mi hai fatto male!>> continua Miu.
<<Ben ti sta! Così impari a raccontare ai quattro venti del passaggio spazio temporale che rende questa villa il portale per il mondo antico>> si lascia sfuggire Mia.
<<Portale?>> gridano in coro Zoe e Rughetto.
Le altre due non fanno in tempo a rispondere che Zoe e Rughetto vengono prelevati di peso da Claudia per essere riportati a casa.
L'incontro si è concluso, le amiche si sono abbracciate. I giochi sono stati fatti. Le storie scritte.
Probabilmente né Zoe, né Rughetto avrebbero mai saputo di cosa si trattasse realmente. L'unica certezza è uno sguardo di dolce saluto di Roberta verso la sua amica Claudia. Nessuno però aveva fatto caso al rivolo di sudore che imperlava la fronte della padrona di casa. Eppure con il fresco della sera sarebbe dovuto esser così difficile accaldarsi...

venerdì 25 settembre 2015

Curiosity killed... le chat!

...che poi alla fine, lei mica voleva andarci? Insomma non si aspettava di restare invischiata in quella assurda storia senza capo né coda!
No, no. Lei voleva solo andar lì, fare ciò che doveva, condividere convivialmente, spizzicare un po', convenire su taluni passi di quel libro, annuire quando necessario ed infine congedarsi con le guance rosse ed un soddisfatto sorriso radioso sulle labbra.
E invece adesso era circondata da un numero indefinito di donne (alcune messe meglio, altre peggio) che la fissavano con tanto d'occhi dall'alto dei loro discinti vestitini improvvisati con foglie e fiori, rametti e conchiglie - conchiglie? Ma scherziamo?!?.
LaRobi aveva sbagliato strada.
Quella dannatissima strada.

...due ore prima...

<<Ok, ok sì è vero fa freschino! Se vuoi ti presto una giacca o un cappotto!>> sopraggiunge Roberta subito dopo l'incontro al Cafè.
<<Smettila! Sto benissimo!>> le sorride LaRobi <<Stai tranquilla, faccio due passi... conosco la strada!>> quindi le due si salutano abbracciandosi.
LaRobi le volta le spalle ed esce dalla stanza, toccando appena la porta di vetro per aprirla. Si allontana di due passi e si gira: con un ultimo cenno della mano sorride alla sua amica, mentre delicatamente e come una piuma la lastra di vetro si chiude nascondendo magicamente alla vista l'interno.
Eppure avrei giurato che quel vetro fosse trasparente pensa tra sé la donna. Quindi fa spallucce e si dirige verso la vetrata che porta al viale che costeggia la casa e che l'avrebbe portata alla sua bici. Nonostante il buio, dall'interno riesce a notare il fitto scrosciare della pioggia. Sente un brivido percorrerle la schiena e si abbraccia al pullover che ha indosso. E' con un'occhiata di traverso che fa dietro font e si ritrova le luci calde e accoglienti del lungo corridoio di fronte a sé illuminate fiocamente, ma estremamente invitanti.
Per questa volta sceglierò la via più comoda! riflette lei e decide di avventurarsi in linea retta all'interno della villa, cercando l'uscita senza necessariamente bagnarsi da capo a piedi.
<<Basterà camminare sempre dritto in questa direzione ed uscirò senza problemi!>> sussurra tra sé qualche minuto dopo, un po' per convincersi, un po' per farsi compagnia. Il corridoio è molto lungo ed accoglie altre porte. Le luci provengono da terra, come ad illuminare il passo, altre da un controsoffitto nascoste. Poi finalmente smettendo di indugiare, raggiunge la porta in fondo e la apre senza troppi complimenti.
Niente. Un buco nell'acqua.
La stanza in cui ora si trova è la gemella di quella che ha lasciato poco prima: rotonda e che ospita tre porte per lato, tutte di diverse fattezze. Imprecando tra sé LaRobi decide di proseguire lungo l'ennesimo corridoio che le si para davanti sperando finalmente di raggiungere il grande atrio di ingresso che dà sul parcheggio. Ancora pochi passi e sente nell'aria il profumo di erba fresca e fango. Immaginando di essere in prossimità dell'uscita sorride e si prepara ad affrontare il temporale nel breve tratto che la separa dalla sua auto.
Varca la sua ultima soglia e poi il buio.

...due ore dopo...

<<... e così tu saresti LaRobi!>> esclama con noncuranza Mary, la quale sembra dare voce alla curiosità di tutte le altre.
<<Io... ehm... sì, come ti ho detto prima... e non ricordo come ho fatto a raggiungere questo luogo>> esclama un po' titubante l'ospite <<quindi non so nemmeno come fare per venirne fuori!>> si affretta ad aggiungere.
<<Hai dormito per più di un'ora>> commenta Vanessa.
<<Ti abbiamo trovata priva di sensi al limitare della nostra grotta, accanto allo specchio d'acqua>> continua Elena <<... sì, quello della sorgente intendo!>> continua come a spiegarsi meglio.
Quindi le donne prendono a discutere sugli strani accadimenti delle ultime ore.
Approfittando del loro momento di distrazione LaRobi si guarda intorno muovendo qualche passo e rendendosi conto che l'ambiente è a metà tra il selvaggio e il vissuto, tra il naturale e l'umanizzato. E' umido e questo lo sente nelle ossa, ma è anche accogliente, in certo qual modo.
Le donne che lo riempiono sembrano essere forti e determinate, ma anche stanche. Qualcuna azzarda una domanda, altre restano nei propri cantucci per non perdere il calore accumulato. La sensazione globale è che tutte si facessero coraggio l'un l'altra. Portando avanti i suoi pensieri e domandandosi da quanto tempo fossero lì ed in modo ancor più sconfortante come avrebbe fatto lei a tornare indietro, non fa caso a dove sta poggiandosi. I pantaloni d'un tratto bagnati sul retro le segnalano che si è accorta troppo tardi di quanto fosse bagnato il bordo della pietra sul quale aveva poco elegantemente accasciato il proprio peso. E' lo specchio d'acqua di cui parlavano le donne poco prima. Sentendo un moto d'ansia salirle allo stomaco decide di darsi una calmata immergendo le mani nel liquido gelido e portandosele al viso per cercar di far chiarezza.
Ancora un po' più a fondo, sento la frescura pensa con i polsi nella sorgente ...la circolazione sì, fa bene alla circolazione... devo pensare.... devo pensare... ora immersa fino agli avambracci con in testa le riflessioni più grandi di secondo in secondo LaRobi perde l'equilibrio e cade nella vasca.

Tossendo come a volersi liberare i polmoni dall'eccesso d'acqua, si ritrova fradicia sull'asfalto gelato. Senza troppa fatica si rimette in piedi e barcolla verso la sua bici.
<<...che cavolo di sogno assurdo...>> dice sotto voce, poco prima di spingere sui pedali e tornare a casa.

La curiosità uccise il gatto... - si dice - ma la soddisfazione lo riportò indietro.

venerdì 31 luglio 2015

Zero Zero Zia

Era stata in piedi tutta la notte ed aveva dovuto lavorare anche quel giorno. La mattina era passata lenta e nonostante avesse fatto di tutto per resistere, alla fine aveva ceduto e si era presa le ultime due ore di permesso per potere rincasare prima.
Non riusciamo a venir fuori, aiutaci!
Non poteva smettere di pensarci. Quella telefonata inaspettata della sera prima l'aveva allarmata non poco e sapendo di dovere lei stessa andare nella "tana del lupo" tanto valeva farlo in fretta, prima che fosse troppo tardi!
Ritornata a casa quindi, aveva preso le ultime cose, portato con sé la sua fidata amica - confidando nel fatto che sarebbe stato un aiuto prezioso - e si era avviata in largo anticipo per l'appuntamento.
Era lì già da mezz'ora sperando di cavare un ragno dal buco, ma nulla. Quell'edificio era insondabile, non c'erano porte, né finestre aperte. Sebbene fosse di soli due piani sembrava impossibile scalarlo e comunque l'idea era stata scartata immediatamente (non aveva voglia di rischiare cadute rovinose e beccarsi altri punti, le bastavano quelli procuratisi la settimana prima!). Miss Grey dopotutto se ne stava lì acciambellata sul sedile del passeggero e non sembrava avere voglia di collaborare.
<<Diamine! Ti ho portato perché mi aiutassi, non perché te ne stessi tutto il pomeriggio a dormire. Ora vai in avanscoperta e trovami un buco dal quale entrare!>> fa per aprirle la portiera abbassandosi su di lei, poi aggiunge <<Sei un gatto, per la miseria!>> ed a queste ultime parole pronunciate con un sorriso il felino affusolato le dà una testatina di intesa e scompare alla sua vista scendendo dall'auto.
Consuelo aspetta i canonici cinque minuti prima di entrare in azione, poi senza troppi complimenti comincia a spogliarsi, mostrando la tutina alla Cat Woman che indossa sotto la camicia e i pantaloni. La sua però è verde scuro. Si lega i capelli, esce dall'auto acquattandosi ed in pochi secondi si dirige verso quello che sembra essere l'unico ingresso: un pozzo in disuso a qualche metro dalle mura perimetrali. L'aveva scorto poco prima dal finestrino e sembrava abbastanza nascosto perché nessuno lo notasse.
Con passo felpato e leggero punta verso il bosco in prossimità della villa, ancora qualche falcata ed il pozzo entra nel suo campo visivo. E' messo molto male, il bordo è scivoloso perché pieno di muschi, i mattoni grigi che lo compongono sono scheggiati e in alcuni punti stanno cedendo al peso del carrello con il secchio per l'acqua. E' un vero e proprio pozzo medievale sormontato da un arco in ferro battuto.
Ottimo! Quello mi verrà utile! pensa Consuelo senza perdersi d'animo.
Sotto la manica destra della tuta attillata porta un orologio particolare - uno dei suoi gioielli speciali, come ama definirli - dal quale tira fuori un laccio resistentissimo che aggancia per un'estremità all'arco di ferro del pozzo. Quindi preme un pulsante che sembra posizionato sul calcagno sinistro e con un rumore sordo come di velcro adesivo le suole delle sue scarpe diventano immediatamente a prova di arrampicata. La giovane si guarda intorno circospetta, un'ultima occhiata dentro verso il basso e con un salto acrobatico a testa in giù si lancia all'interno del pozzo comiciando la sua discesa verso l'ignoto.
Miss Grey intanto dopo essere uscita dall'auto ed essersi mossa per lo più sotto le vetture parcheggiate nell'enorme piazzale, decide di puntare ad una piccola apertura rivestita da una grata e poggiata quasi sul selciato alla sua altezza. E' un foro che dà certamente sulle cantine e che serve ad illuminarle. Con un balzo si muove in quella direzione quando un meraviglioso, nonché rarissimo esemplare di Loddigesia mirabilis dalla bicoda cobalto le passa davanti distraendola completamente.

Un'ultimo sforzo ed ora è dentro. Dopo avere disceso il pozzo, strisciato sui gomiti e sulla pancia seguendo il percorso dell'acqua, risalito una scala di pietra sotterranea malferma e scassinato una antica porta di legno chiusa con un lucchetto, Consuelo finalmente entra senza ulteriore fatica all'interno dell'edificio. Ciò che per prima cosa rapisce la sua attenzione è un intenso profumo di Chianti Classico DOCG. Il vino della sua terra le cui note floreali di mammole, giaggiolo, frutti rossi e spezie la portano letteralmente in estasi facendole dimenticare per un attimo il motivo per cui è lì.
Miss Grey saltella felice nel boschetto fresco, gira in tondo attorno al profumato faggio sui cui rami s'è posata la Loddigesia. Annusa, gratta, prova a saltare e si sente felice. Quel gioco le piace, non vorrebbe farne uno diveso ed è decisa a rimaner lì tutto il giorno a guardare l'elegante uccelletto muversi sinuoso. Poi all'improvviso il cicaleccio di due stupendi e coloratissimi Neophema chrysogaster, meglio conosciuti come Parrocchetti ventrearancio, la distrae nuovamente portandola con la fantasia in luoghi inimmaginabili.

Oramai paga delle leccornie dalle quali è circondata, Consuelo decide di venir via dal quella cantina dei sapori ed appena fuori dalla porta si riprende completamente maledicendosi per tutto il tempo perso. Un corridoio lungo dalle luci soffuse l'accoglie indicandole un'unica via d'uscita a destra. Si domanda curiosa come mai a quel punto ancora nessuno l'abbia scoperta. Procede a passo svelto lungo le pareti color mattone del corridoio alla fine del quale sale un'ultima rampa di scale fino all'uscita. Chiudendosi la porta alle spalle, si accorge con sgomento di essere ritornata all'ingresso della villa, solo che ora è dentro! Dall'altra parte della porta c'è parcheggiata la sua auto. In quella stanza non c'è che una serie di porte chiuse - salvo quella d'ingresso - che nemmeno i suoi arnesi più sofisticati hanno saputo scassinare. D'un tratto il suo orologio suona due piccoli bip a distanza ravvicinata: è il segnale che sta per scadere il tempo. Da lì a dieci minuti avrebbe dovuto presentarsi all'incontro per il Cafè Littéraire. Senza indugiare ulteriormente si lancia fuori e corre verso la sua automobile, sperando di non essere stata vista.

Distratta dal rumore di una porta che sbatte e vedendo una macchia verde scuro muoversi velocemente, Miss Grey a malincuore fa per abbandonare i pappagallini e gli uccellini colorati ed insegue la sagoma. In pochi balzi la raggiunge.
<<Sei qui!>> dice Consuelo ansimante per la corsa ed intenta a cambiarsi d'abito. Miss Grey risponde con un miagolio non troppo entusiasta.
<<Scoperto niente?>> continua, mentre si sistema i capelli. Un altro miagolio poco convinto.
<<Beh, nemmeno io! Abbiamo solo perso tempo ed ora è troppo tardi, anche se ad essere sincera non credo avremmo trovato qualcosa di interessante>> Consuelo fa in tempo a sistemarsi, che la sagoma di Roberta le si avvicina sorridente da lontano.
Preparata per l'imminente - ed a quanto pare innocuo - incontro, si dirige verso la padrona di casa, la quale con grande gioia le dice <<Consu, ti aspettavo!>> quindi l'abbraccia.
<<Ho portato il gelato e anche Miss Grey>> aggiunge lei un po' rossa in viso.
<<Mi hai salvato la giornata! Mi sentivo persa fino a poco fa! Andiamo, ti faccio strada!>> conclude Roberta.

***  *  ***  *  ***

Nel tempo libero faccio il Gatto vi augura buone vacanze e torna a settembre. Miu e Mia ringraziano per la presenza tutti coloro che sono passati a lasciare un saluto, un bacio e più spesso un abbraccio. Siamo commossi da tanto affetto e ogni giorno non ci sembra vero!
Anche il Cafè Littéraire si prende una pausa virtuale, in pentola bollirà sempre qualcosa ed è sempre bene non perdersi cosa accade Parallelamente!
Buona estate, buon mare e buona montagna a chi va, buona città a chi resta e buona vita a tutti!

Miu, Mia, MamiR e PapiF



NOTA: I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi raccontati sono frutto della fantasia dell'autore, pertanto eventuali riferimenti a fatti e/o persone (laddove non specificato e se già in pertinenza richiesto agli interessati) è puramente casuale. Questo testo è di proprietà dell’autore ed è protetto dalla legge sul diritto d’autore n.633/1941 e successive modifiche. Come da disclaimer presente in "Nel tempo libero faccio il Gatto" ne è vietata ogni riproduzione, copia, pubblicazione o redistribuzione totale o parziale previa richiesta all'autore stesso. 

venerdì 26 giugno 2015

Come nasce un buon Cafè (alla panna)!

E' stato come un lampo.
Silvia esce dalla sua auto appena parcheggiata di fronte al grande casale. Nota svogliatamente le altre auto lì ferme, ma si domanda come mai non ci sia qualcuno nei paraggi! La giornata è limpida e l'orario ormai permette una piacevole sosta al sole. Si appoggia al cofano e con la mano destra tamburella sulla borsa appoggiata alla spalla. La giovane non sa che fare, né dove dirigersi, quindi decide di chiamare sul cellulare la padrona di casa per chiederle spiegazioni.
E' a quel punto che proprio lei le viene incontro - chissà da dove - con passo svelto e gioioso. A metà strada si ferma e le fa un cenno con la mano. La invita evidentemente a seguirla.
Silvia non se lo fa ripetere, anche perché i sorrisi nati nel frattempo sono contagiosi; si volta di scatto verso l'auto e puntando al bagagliaio va a prendere la scatola che ha portato con tanta premura per l'incontro di quel giorno.
<<Dobbiamo passare dal giardino, ci sono... ehm... dei lavori in casa!>> le dice Roberta sorridendo, non appena l'altra le si ferma di fronte, poi l'abbraccia con calore come non vedesse una vecchia amica da troppo tempo.
<<Bene! Una passeggiata mi sgranchirà le gambe!>> risponde impacciata Silvia, ricambiando l'abbraccio con una sola mano, dato che con l'altra tiene il pacchetto.
Le due s'incamminano per una stradina laterale costeggiata a sinistra dal casale e a destra dal bosco fitto e colorato.
<<Mi parlavi di lavori! Di che si tratta?>> domanda curiosa Silvia.
<<Mah! Nulla di così importante... è un progetto che sto portando avanti da un mesetto...>> risponde evasiva l'altra <<...poi sai, trasferirmi qui ha praticamente fermato il tempo...>>
<<Immagino!>> la interrompe Silvia <<Sono certa che la calma di questo luogo debba darti questa impressione, vero?>>
<<...mmh, sì! Qualcosa del genere!>> chiude il discorso Roberta.
Arrivata sul retro Silvia scorge la grande vetrata che dà sull'interno e dopo aver liberato le mani poggiando tutto su un tavolino lì vicino, chiede a Roberta di raccontarle qualcosa sulle stanze per gli incontri letterari.
Un ampio sorriso illumina il volto della piccola padrona di casa, la quale si profonde in una minuziosa descrizione dell'idea di distribuire le sale l'una accanto all'altra. Appena varcata la vetrata, un ampio ingresso rotondo ospita sei porte tutte differenti.
<<La prima alla nostra sinistra è la Classic Room, come vedi la porta è in mogano scuro. Seguono la Modern Room che ha la porta in betulla chiaro spazzolato e la Vintage Room con la porta in rovere sbiancato>> comincia a spiegare lei.
<<Originale! E scommetto che la mia è quella!>> Silvia punta decisa il dito verso la prima porta dopo il corridoio che divide la stanza rotonda a metà.
Appena accanto al corridoio c'è una porta ricca di arzigogoli, ha uno stile orientaleggiante: è in ciliegio con venature rossicce. Ha la forma di un arco, ma termina in alto con una punta. Al centro ospita una vetrata multicormatica anch'essa a punta per seguire la cornice. La maniglia a forma di diamante è di vetro e porta direttamente alla Bohemian Room. 
<<Caspita, sì! E' proprio lei!>> sorride ammirata Roberta <<Accanto a quella ci sono le ultime due porte che danno rispettivamente sulla Minimal Room e sulla Shabby Chic Room>>.
<<Ehi, sono le 17! Facciamo merenda e cominciamo?>> propone Silvia.
<<Ma certo!>> replica l'altra <<Seguimi nel Cafè!>>


NOTA: I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi raccontati sono frutto della fantasia dell'autore, pertanto eventuali riferimenti a fatti e/o persone (laddove non specificato e se già in pertinenza richiesto agli interessati) è puramente casuale. Questo testo è di proprietà dell’autore ed è protetto dalla legge sul diritto d’autore n.633/1941 e successive modifiche. Come da disclaimer presente in "Nel tempo libero faccio il Gatto" ne è vietata ogni riproduzione, copia, pubblicazione o redistribuzione totale o parziale previa richiesta all'autore stesso.